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    Decreto Lavoro 2026 e salario giusto: cosa cambia con il Decreto Primo Maggio

    Decreto Legge Lavoro: un 1° maggio all’insegna del «salario giusto»

    Dal contratto collettivo al parametro legale: prime riflessioni sul «decreto Primo Maggio» di Potito di Nunzio — Lavoro Diritti Europa, n. 2/2026

    Il 1° maggio 2026 non è stato soltanto la giornata dedicata al lavoro, ma l’occasione di un confronto — e a tratti di uno scontro — che attraversa da decenni la nostra storia costituzionale: quello sul ruolo della contrattazione collettiva nella determinazione delle retribuzioni. Con il decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62, il legislatore prova a mettere alcuni punti fermi su un tema tanto delicato quanto centrale per la dignità economica e sociale dei lavoratori.

    In questo contributo, Potito di Nunzio — Presidente dell’Ordine provinciale dei Consulenti del lavoro di Milano — accompagna il lettore in un’analisi puntuale del cuore del provvedimento: l’articolo 7 e il concetto di «salario giusto». Una norma che non fissa una cifra, un minimo orario legale, ma àncora l’adeguatezza retributiva al trattamento economico complessivo (TEC) definito dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.

    L’autore ricostruisce i nodi che il decreto apre e quelli che lascia ancora irrisolti: il richiamo all’art. 36 Cost. e il silenzio sulla sua seconda parte; la perdurante inattuazione dell’art. 39 Cost. e il ruolo di supplenza svolto negli anni dalla magistratura; il passaggio dal criterio della «maggiore applicazione» a quello della «rappresentatività comparata»; la questione dei contratti c.d. «pirata» e del dumping contrattuale; la condizionalità degli incentivi al rispetto del TEC; fino al meccanismo di adeguamento automatico delle retribuzioni previsto dall’art. 10 in caso di mancato rinnovo.

    Ne emerge una lettura equilibrata, attenta tanto ai pregi del decreto quanto alle criticità interpretative — in primis la composizione del TEC e la definizione di rappresentatività comparata — che dovranno trovare risposta in sede di conversione.

    Un’analisi lucida e accessibile, utile a operatori del diritto, parti sociali e imprese per orientarsi in una riforma destinata a incidere a lungo sul sistema italiano delle relazioni industriali.

    L’articolo è disponibile al seguente link sul sito di LavoroDirittiEuropa

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