“Donne e Professioni: i Consulenti del Lavoro al primo incontro della Commissione Pari Opportunità del Comitato Regionale Notarile lombardo
Si è svolto il 9 ottobre, presso la Biblioteca del Consiglio Notarile di Milano, il primo appuntamento della Commissione Pari Opportunità del Comitato Regionale dei Notai della Lombardia, coordinata dalla notaia Elisabetta Rotta Gentile.
Nonostante lo sciopero dei mezzi pubblici, la sala era gremita e le iscrizioni si erano chiuse con largo anticipo: un segnale evidente dell’interesse verso il tema “Donne e Professioni”.
Leadership femminile e comunicazione: il primo panel
Il primo panel ha affrontato il tema della leadership femminile e del ruolo della comunicazione.
Valentina Rubertelli ha aperto i lavori partendo dalla propria esperienza personale per riflettere sul significato della leadership.
Ezia Maccora ha illustrato come la magistratura affronta la questione delle pari opportunità.
La prof.ssa Flavia Trupia si è concentrata sul potere delle parole, osservando come ancora oggi molte donne rinuncino a esporsi, a parlare in pubblico o a rivendicare autorevolezza. Da qui il suo invito a utilizzare retorica e comunicazione come strumenti di partecipazione e uguaglianza.
Professioni a confronto: il secondo panel
Il secondo panel ha riunito un’avvocata, una notaia, una commercialista e una consulente del lavoro. Per la categoria è intervenuta Luciana Mari, responsabile della Commissione Interprovinciale Pari Opportunità dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Milano.
«Non rappresentiamo le donne nelle professioni: siamo le professioni giuridiche ed economiche», ha esordito.
Partendo dai dati presentati dal Consiglio Nazionale agli Stati Generali del 2024, Mari ha delineato una professione ormai vicina alla parità numerica: le donne sono il 46,7% degli iscritti, il 60,8% tra gli under 30 e il 55,3% nella fascia 30-34 anni.
La domanda, dunque, non è più se le donne ci siano, ma dove siano.
Conciliazione, mercato e opportunità: le criticità
Mari ha evidenziato come l’86,6% delle professioniste dichiari difficoltà di conciliazione tra lavoro e famiglia.
Per il 69,3% queste difficoltà hanno inciso sul percorso professionale, e circa il 30% ha rallentato lo sviluppo della propria attività.
Solo il 20,8% ritiene di avere le stesse opportunità dei colleghi, mentre il 44,7% si sente penalizzato.
A pesare non è solo il tempo, ma anche il mercato: per le donne è più difficile acquisire clienti di maggiori dimensioni e ottenere un adeguato riconoscimento economico degli incarichi. Il divario professionale di oggi, ha avvertito, rischia di trasformarsi nel divario previdenziale di domani.
Autonomia e modernizzazione: la sfida dei prossimi anni
Guardando al futuro, Mari ha indicato nell’autonomia la parola chiave: poter scegliere come organizzare lo studio, quali incarichi accettare, quanto vale il proprio lavoro e se crescere.
Per farlo servono studi meno dipendenti dalla disponibilità illimitata della singola professionista. Contano organizzazione, tecnologia, delega, formazione e welfare professionale: una modernizzazione delle professioni che riguarda tutti, non solo le donne.
Mari ha sottolineato anche la necessità di avere più donne alla guida degli studi e negli organismi di rappresentanza.
«La prossima frontiera non è la femminilizzazione delle professioni», ha concluso, «ma la piena valorizzazione del talento femminile».
E ha chiuso con una domanda che ribalta la prospettiva: non se le donne siano pronte per le professioni, ma se le professioni siano pronte a valorizzare pienamente le donne.”








