“Oltre il soffitto di cristallo: quote di genere, merito e leadership”, organizzato dalla Commissione Pari Opportunità e Diritti Civili del Comune di Milano, in collaborazione con l’Associazione Primavera APS.
Luciana Mari, Consulente del Lavoro di Milano e coordinatrice della Commissione Pari Opportunità interprovinciale di Milano, Como, Pavia e Sondrio, ha aperto il proprio intervento portando i saluti del Presidente di Nunzio e del Consiglio provinciale dell’Ordine di Milano.
Nel suo speech ha ripercorso l’esperienza della Commissione, sviluppatasi a partire dall’indirizzo promosso dal Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro e successivamente recepito a livello territoriale.
L’obiettivo originario era quello di favorire una maggiore autonomia delle realtà locali, consentendo a ciascun territorio di valorizzare le proprie esperienze, sensibilità e specificità. In questo contesto, Milano disponeva già di un patrimonio significativo di attività maturate attraverso la Commissione “Consulenti del Lavoro per il Sociale”, da tempo impegnata sui temi della parità e delle pari opportunità in un’accezione ampia.
L’attenzione non si è infatti mai limitata esclusivamente alla dimensione di genere. Il lavoro svolto ha riguardato, e continua a riguardare, differenti situazioni di fragilità e di possibile esclusione: dalle donne vittime di violenza alle persone detenute, fino a tutte quelle condizioni nelle quali stereotipi, pregiudizi o ostacoli sociali possono comprimere le opportunità individuali.
È proprio da questa esperienza che nasce la scelta di lavorare in una dimensione interprovinciale. La cultura della parità, infatti, non conosce confini amministrativi. Milano, Como, Pavia e Sondrio hanno pertanto unito competenze ed esperienze, costruendo una realtà comune capace di valorizzare i territori e, al tempo stesso, di rafforzarne la capacità di intervento.
Il punto centrale, tuttavia, non è soltanto organizzativo. È soprattutto culturale.
Parlare di pari opportunità significa superare una lettura esclusivamente fondata sull’appartenenza a una categoria e riportare al centro il valore della persona. Il tema non è quindi semplicemente quello dell’accesso delle donne a determinate posizioni, ma quello della rimozione di ogni automatismo culturale che condizioni le possibilità di una persona sulla base del genere o di altri elementi estranei al merito e alle competenze.
La prospettiva deve essere ribaltata: non chiedersi se una persona possa o meno ricoprire un determinato ruolo in quanto donna, uomo o appartenente a una specifica condizione sociale, ma valutare le sue capacità, la sua professionalità e il contributo che è in grado di offrire.
In questa direzione, un ruolo decisivo è svolto dalla collaborazione.
Una Commissione, da sola, non può produrre un cambiamento culturale. Occorre mettere in relazione professionisti, istituzioni, territori e realtà associative, creando una rete capace di diffondere modelli diversi e di contrastare stereotipi ancora profondamente radicati.
Lo stereotipo, infatti, non è soltanto una rappresentazione semplificata della realtà: può trasformarsi in un limite concreto alle possibilità individuali, orientando decisioni, selezioni, percorsi professionali e opportunità.
Per questo il lavoro della Commissione è, prima ancora che tecnico, un lavoro di cultura.
L’obiettivo è promuovere buone prassi, valorizzare esperienze positive e rendere visibili esempi capaci di generare un cambiamento reale e replicabile.
Il filo conduttore resta uno: riconoscere il valore della persona, al di là degli stereotipi e delle appartenenze, facendo della parità non soltanto un principio formale, ma una concreta pratica culturale e professionale.
Sotto è possibile rivedere il video.
