Trasformazione digitale e tecnologica degli studi professionali
L’Ordine provinciale dei Consulenti del Lavoro di Milano, rappresentato dal Dott. Riccardo Bellocchio, Segretario del Consiglio dell’Ordine provinciale di Milano, ha partecipato al convegno del 2 luglio u.s. “Capitale umano e tecnologico, la partita degli Studi professionali” durante il quale il Dott. Rorato (*) e la Dott.ssa Parisi (**) hanno presentato i risultati della ricerca 2025/26 condotta dall’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano.
Si conferma così l’attenzione della categoria verso i temi della trasformazione digitale e tecnologica degli studi professionali.
I dati fotografano un settore in accelerazione: la spesa in tecnologie digitali[1] degli studi professionali italiani hanno superato i 2 miliardi di euro nel 2025, in crescita del 3% rispetto all’anno precedente, con una previsione di ulteriore crescita del 4% per il 2026. Per i consulenti del lavoro la spesa media si attesta a 14.700 euro per studio, un dato che colloca la categoria in linea con commercialisti e avvocati, pur restando lontana dai 29.330 euro investiti mediamente dagli studi multidisciplinari.
A trainare il cambiamento è soprattutto l’Intelligenza Artificiale (in particolare le soluzioni non integrate nel gestionale), che si conferma la tecnologia in maggiore crescita rispetto allo scorso anno: è già adottata dal 42% degli studi di consulenza del lavoro, un dato superato solo dai multidisciplinari (47%). Gli ambiti di utilizzo più diffusi negli studi professionali restano la ricerca normativa e giurisprudenziale/contrattuale (82% dei Consulenti del Lavoro) e la sintesi e rielaborazione di documenti (71% dei Consulenti del Lavoro), mentre restano ancora marginali usi più evoluti come l’assistenza ai clienti tramite chatbot (6% negli studi consulenza del lavoro). Tra chi utilizza l’IA, la fiducia nel suo impatto futuro sulle attività dello studio è alta: tra il 76% e l’84% degli studi ne valuta positivamente le ricadute in termini di efficienza e qualità dei servizi.
Accanto ai segnali positivi, la ricerca evidenzia anche alcune aree di miglioramento. Tra il 51% e il 72% degli studi professionali dichiara ancora difficoltà a quantificare e comunicare ai clienti il valore effettivo dei servizi erogati, facendone percepire l’impatto sull’azienda: il dato indica quanto lavoro resti da fare sul piano della relazione con il cliente e del posizionamento professionale dello studio. Resta inoltre marcato il divario dimensionale: meno del 35% dei micro-studi (con organico inferiore a 3 persone) si considera attrattivo per i giovani professionisti, contro oltre il 90% dei grandi studi (organico superiore a 29). Si palesa così un divario rischioso per la competitività delle piccole realtà.
Fonte: Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano; Comunicato stampa Osservatorio, “La spesa ICT degli studi professionali in Italia supera i 2 miliardi, +3%”, 2 luglio 2026
(*) Responsabile Scientifico e Direttore dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale
(**) Ricercatrice dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale
[1] Si intendono tutte le componenti di costo sostenute per: licenze software, hardware, utilizzo soluzioni cloud, costi di ordinaria e straordinaria manutenzione dell’IT, connettività, escludendo le quote di ammortamento relative ad acquisti di anni precedenti.



