Le sfide del futuro del lavoro: tra longevità, AI e crisi demografica
L’analisi del Presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Milano: “Serve una strategia di lungo periodo per affrontare l’inverno demografico e la rivoluzione tecnologica”
L’Europa è di fronte a un’emergenza strutturale che tocca il cuore del sistema economico e sociale: la riforma delle pensioni. Dalla Francia alla Germania, dall’Italia agli altri paesi dell’Unione, la questione previdenziale si intreccia con fenomeni epocali come l’invecchiamento della popolazione, il calo delle nascite e l’avanzata dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro.
È proprio da questo scenario di cambiamenti globali che ha preso spunto Paolo Gila per la sua intervista dell’11 settembre 2025 a Potito di Nunzio, nell’ambito del programma “Longgennial Stories”.
Il giornalista ha posto l’accento su come la riforma delle pensioni sia diventata ormai un’emergenza a livello europeo: in Francia se ne discute con il cambio del governo, in Germania è stata introdotta una sorta di “paghetta” per educare i giovani alla futura previdenza integrativa, mentre in Italia si sta lavorando a un progetto per utilizzare il TFR per consentire la pensione anticipata.
A tracciare un quadro lucido della situazione è Potito di Nunzio, presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Milano e Provincia, intervistato da Gila per analizzare le sfide che dovranno affrontare le future generazioni sul lavoro, tra intelligenza artificiale e allungamento dell’età occupazionale. Secondo di Nunzio, “la previdenza pubblica non sarà sufficiente a garantire la sostenibilità del sistema” e servirà “maggiore formazione” per affrontare i cambiamenti in corso.
L’inverno demografico e le sue conseguenze
“Non è soltanto un dato statistico, è un dato di fatto: si vive di più e ci sono meno bambini”, osserva di Nunzio, fotografando una realtà che sta ridisegnando gli equilibri sociali ed economici del continente. Il fenomeno della longevità, accompagnato dal drammatico calo delle nascite, sta creando uno scenario inedito che richiede risposte strutturali e di lungo periodo.
Secondo il presidente dell’Ordine milanese, le misure attualmente in campo – dall’assegno unico familiare ai bonus bebè – rappresentano da sole misure insufficienti a invertire la tendenza. “Sicuramente aiutano, ma non certo risolvono il problema dei genitori”, sottolinea, evidenziando come sia venuto meno il tradizionale welfare familiare. Con l’allungamento dell’età lavorativa fino a 67-70 anni, i nonni non sono più disponibili per accudire i nipoti, creando un vuoto che richiede la costruzione di nuove infrastrutture sociali.
La scuola a tempo pieno che non parte, le interruzioni del servizio educativo, la mancanza di continuità: questi fattori si traducono in un ostacolo concreto alla genitorialità e alla partecipazione al mercato del lavoro. Le grandi imprese stanno già correndo ai ripari attraverso piani di welfare aziendali mirati, ma è evidente la necessità di un intervento sistemico da parte delle istituzioni.
La convivenza difficile tra quattro generazioni
Un altro aspetto critico evidenziato da di Nunzio è la compresenza, per la prima volta nella storia, di quattro generazioni diverse all’interno delle aziende: i Baby Boomers, la Generazione X, i Millennials e la Generazione Z. “Farli convivere con prospettive e obiettivi diversi diventa veramente un problema”, ammette il presidente, delineando una sfida manageriale senza precedenti che richiede nuove competenze nella gestione delle risorse umane.
Il paradosso degli over 50 e la carenza di giovani
Mentre una quantità significativa di Baby Boomers si avvia verso il pensionamento, il mercato del lavoro registra un fenomeno apparentemente contraddittorio: la riallocazione crescente degli over 50.
“I giovani scarseggiano e gli over 50 ce ne sono in maggior numero”, rileva di Nunzio, evidenziando come questa dinamica sia favorita sia dalla necessità delle imprese di attingere a lavoratori esperti, sia dalle politiche di incentivazione alla ricollocazione.
La carenza di giovani è destinata ad accentuarsi, rendendo inevitabile quello che di Nunzio definisce, senza giri di parole, il ricorso all'”importazione” di manodopera dall’estero. Una prospettiva che apre interrogativi non solo economici, ma anche sociali e culturali.
D’altra parte, rileva ancora il Presidente di Nunzio, con l’allungamento della vita lavorativa, ai cinquantenni mancano ancora una ventina di anni per il pensionamento. Quindi è difficile pensare al una loro “messa in panchina”.
L’intelligenza artificiale: la nuova rivoluzione industriale
Se la robotizzazione del passato ha colpito principalmente il mondo operaio, l’intelligenza artificiale si prepara a rivoluzionare il lavoro impiegatizio e professionale. “Tante attività che adesso si svolgono con determinate mansioni saranno sostituite dall’intelligenza artificiale”, prevede di Nunzio, anticipando una “forte tensione occupazionale” nel biennio 2026-2027, soprattutto nelle medie e grandi aziende.
La prospettiva delineata dal Presidente dell’Ordine è quella di una “disoccupazione tecnologica” che richiederà un ripensamento radicale dell’organizzazione sociale. “Si lavorerà meno e chi lavorerà, lavorerà meno ore rispetto ad adesso”, osserva, introducendo il concetto di “economia del tempo libero” e la necessità di “occupare socialmente” chi non sarà più occupabile lavorativamente.
Il dilemma previdenziale
Un dato significativo emerge dalle statistiche Istat: l’8,5% dei pensionati continua a lavorare. Secondo di Nunzio, questo fenomeno si spiega con due fattori principali: le pensioni sempre più basse, conseguenza del passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo avvenuto nel 1996, e il miglioramento delle condizioni di salute degli anziani. “Le pensioni sono basse” e “si arriva bene in vecchiaia”, sintetizza, descrivendo una realtà in cui il lavoro post-pensionamento diventa sia una necessità economica che un sostegno psicologico.
La sfida della formazione continua
Di fronte a questi cambiamenti epocali, di Nunzio identifica nella formazione professionale continua una delle chiavi per affrontare il futuro. “I lavoratori non possono più pensare di affrontare il futuro lavorativo col bagaglio culturale e professionale di una volta”, avverte, sottolineando la necessità di “massicci investimenti della finanza nell’economia reale” per sostenere questo processo di riqualificazione permanente.
La scarsa cultura previdenziale italiana
Un aspetto particolarmente critico evidenziato dal Presidente dell’Ordine riguarda la scarsa cultura previdenziale degli italiani, soprattutto tra i giovani. “Abbiamo pochi giovani che si avvicinano alla previdenza complementare”, osserva, spiegando come il sistema pubblico a ripartizione – dove i contributi di oggi pagano le pensioni di oggi – sia destinato al collasso con la diminuzione dei lavoratori attivi e del monte retributivo.
La previdenza pubblica, avverte di Nunzio, “fa calare i rendimenti” e rischia di dover ricorrere sempre più alla fiscalità generale per mantenere gli impegni pensionistici. Da qui l’urgenza di sviluppare la previdenza complementare e di educare le nuove generazioni a una maggiore consapevolezza previdenziale.
Le prospettive future
Il quadro tracciato da Potito di Nunzio è quello di un’Italia e di un’Europa chiamate a una trasformazione profonda, che richiede “una strategia di lungo periodo” piuttosto che interventi tampone. La sfida è duplice: da un lato gestire la transizione demografica e tecnologica senza traumi sociali eccessivi, dall’altro costruire un nuovo modello di sviluppo che sappia coniugare innovazione, sostenibilità sociale e qualità della vita.
“La finanza deve aiutare l’economia reale e l’impresa deve riprendere lo spirito imprenditoriale di una volta”, conclude di Nunzio, delineando un orizzonte in cui la collaborazione tra tutti gli attori del sistema economico diventa indispensabile per affrontare le sfide del futuro. Una sfida che richiede, come sottolinea, “maggiore consapevolezza sociale” e “consapevolezza individuale” per costruire un futuro più equo e sostenibile per tutte le generazioni.
A questo link si puo’ ascoltare l’intervista integrale al Presidente Potito di Nunzio
